Domenica 16 Settembre 2012 18:15

Primo anno di elementari. Come affrontarlo nel modo giusto


di Monica Fusco


Primo anno di elementari. Come affrontarlo nel modo giusto

Settembre per molti dei vostri piccoli coinciderà con l’inizio di una nuova emozionante avventura: l’ingresso alla scuola primaria rappresenta per il bambino un momento evolutivo importante, fatto di grandi cambiamenti e nuove sfide da affrontare. Si verifica il passaggio ad una realtà che presenta elementi di rottura con quella finora sperimentata dal bambino e che per questo gli chiede di impegnarsi in un notevole sforzo di adattamento. Il piccolo si ritrova “catapultato” in un ambiente non più familiare, caratterizzato da un differente sistema di regole e di norme che deve imparare a rispettare; diversamente dall’asilo, la scuola primaria è orientata al rendimento e lavora affinché il bambino acquisisca e mantenga un adeguato livello di competenza, rivolgendo allo stesso tempo richieste di maggiore autonomia. Si riduce così, rispetto a quanto accadeva in precedenza, lo spazio dedicato alla cura della relazione e la dimensione emotivo-affettiva, pur continuando ad essere tenuta in considerazione, smette in questo contesto di costituire l’esclusivo oggetto di attenzione.

I cambiamenti da affrontare sono dunque tanti e non è ragionevole aspettarsi che tutti i bambini reagiscano alla novità nello stesso modo, abituandosi ad essa serenamente ed in tempi rapidi. Le fasi di transizione si associano per loro natura a sensazioni di instabilità e disorientamento, non sempre facili da governare, per cui può accadere che in principio il bambino presenti delle difficoltà ad adeguarsi al nuovo mondo e alle sue richieste. I timori, le ansie e i comportamenti regressivi che possono nascere dal confronto con la nuova realtà sono in genere fenomeni passeggeri, circoscritti alla fase iniziale di ambientamento e che gradualmente scompaiono, per cui nell’eventualità non lasciatevi spaventare troppo e subito!

Ciò che può fare il genitore nell’accompagnare il proprio bambino in questo delicato passaggio è mostrare comprensione ma anche fermezza. L’errore più comune consiste infatti nell’assumere un atteggiamento troppo spostato verso uno dei due estremi: interpretare il comportamento del bambino come un capriccio, ignorandolo o giudicandolo in modo addirittura severo, oppure lasciarsi intenerire fino al punto di assecondare ogni sua richiesta, rappresentano due soluzioni ugualmente controproducenti. Di fronte ad un figlio che viene colpito da improvvisi mal di pancia o che tra le lacrime esprime il desiderio di non andare a scuola anche solo per un giorno, il genitore dovrebbe dimostrare con le parole e con i gesti di aver capito la sua difficoltà, riconoscendo che la sua paura è giustificata, ma allo stesso tempo spingerlo e incoraggiarlo, senza mostrare cedimenti, a compiere questo passo così importante per la sua crescita. La sola comprensione in assenza di un atteggiamento deciso, che magari lascia trasparire paura o sofferenza per la condizione in cui si trova il piccolo, rischia di far passare al bambino il messaggio che la scuola può effettivamente rappresentare un pericolo e, di conseguenza, qualcosa da evitare. Quando parlo di prendere posizione in modo fermo e deciso mi riferisco quindi ad un modo di porsi che sia rassicurante, che senza esitazioni trasmetta al bambino la fiducia nelle sue possibilità di gestire la situazione. Ricordate sempre che è innanzitutto nello sguardo e nelle parole dei genitori che il bambino trova   la forza e la sicurezza nelle proprie risorse.

Settembre è ancora lontano, ma approfittate dell’estate per chiacchierare ogni tanto con vostro figlio di questa nuova avventura che sta per iniziare. Fategli conoscere ciò che sapete della scuola, parlategli delle attività previste e descrivete spazi e persone con cui entrerà in contatto. Questo lavoro di anticipazione può rappresentare un utile strategia per rendere l’evento maggiormente prevedibile e ridurre così il destabilizzante “effetto sorpresa”.

Monica Fusco