Domenica 20 Febbraio 2011 22:36

SPORT E PSICOLOGIA: ALLEATI VERSO IL BENESSERE In primo piano

SPORT E PSICOLOGIA: ALLEATI VERSO IL BENESSERE

di Valeria Resta e Micaela Fantoni

La psicologia è una disciplina relativamente giovane, in continua evoluzione ed espansione, che abbraccia numerosi e variegati  contesti di applicazione e di intervento, oltre alla tradizionale, e maggiormente nota, funzione di cura del disagio psichico. Attualmente gli psicologi sono impegnati in ambito scolastico, lavorativo, sportivo…

 

Occupano diversi ruoli e assolvono ad obiettivi che spaziano dalla formazione all’informazione, dalla selezione alla valorizzazione e all’ottimizzazione delle risorse degli individui e dei gruppi. In questi settori non si parla più quindi di terapia ma di coaching, di consulenza, di supporto. La finalità dell’intervento diventa il benessere, il miglioramento dello stile e della qualità della vita  lavorando sui punti di forza e facendo emergere le potenzialità inespresse. L’intervento psicologico si trasforma quindi da dispositivo di cura e trattamento a strumento di prevenzione e di ottimizzazione delle risorse. Non più  solo  studio dei disturbi mentali e del modo migliore per superarli, ma anche  studio delle virtù, delle potenzialità, e dello sviluppo di sé. La psicologia assume un modello di salute mentale che prende in considerazione le esperienze personali positive, il benessere e la soddisfazione. L’obiettivo diventa individuare i punti di forza del soggetto per stimolarne le potenzialità e permettere un pieno sviluppo della personalità. Questo, tra le altre cose, permette di prevenire molti dei maggiori disturbi emotivi, e si associa ad una migliore salute fisica.

Gradualmente anche in Italia si cominciano a smantellare i pregiudizi che per anni hanno accompagnato il ruolo dello psicologo e ultimamente anche i “non addetti ai lavori” stanno scoprendo e accettando che il compito dello psicologo non si risolve solo nell’ambito terapeutico e non si rivolge solo “a chi ha problemi gravi” e “ai matti”, ma assume funzione di supporto e consulenza volti appunto al benessere e alla qualità della vita.

Un aspetto importante della psicologia in questa nuova veste arriva dalla psicologia dello sport attraverso le testimonianze significative che ci arrivano dagli atleti di alto livello, i quali dichiarano sempre più spesso nelle interviste, di avvalersi della consulenza dello psicologo e di ricorrere alla preparazione mentale per ottimizzare la prestazione agonistica, intendendo questo intervento come  espressione e conferma di competenza e professionalità.

La storia della psicologia dello sport è poco conosciuta e vale la pena soffermarsi poche righe sul suo importante cammino.

Iniziò tutto nel 1898, quando Norman Triplett analizzò gli effetti della presenza di altri concorrenti sulla prestazione ciclistica: questo studio viene convenzionalmente considerato come il primo vero esperimento scientifico realizzato in psicologia dello sport. Tuttavia la psicologia dello sport è una disciplina diffusasi ampiamente solo negli ultimi trent’anni. Nel 1965  a Roma viene fondata l’International Society of Sport Psychology e nel medesimo periodo questa nuova disciplina si  sviluppa in particolar modo in Europa e in Nordamerica, trovando terreno fertile nel mondo accademico e in quello sportivo. Entrambi i settori, infatti,  riconoscono le scienze dello sport come discipline in grado di favorire una migliore ottimizzazione dei processi di allenamento e soprattutto la conoscenza dei processi biologici, sociali e psicologici connessi alle diverse prestazioni sportive. Pur essendo una disciplina giovane, la psicologia dello sport è riuscita a guadagnarsi un suo spazio autonomo all’interno sia della psicologia sia delle scienze dello sport. All’inizio della sua storia la psicologia dello sport si era data come obiettivo quello di studiare la personalità degli atleti, ricercando modelli cognitivi e comportamentali, utili a differenziare le caratteristiche degli atleti dagli altri uomini, per esempio le differenze sessuali nella pratica di uno sport, ciò che contraddistingue le diverse specialità tra loro, sviluppando un ampio spazio all’interno della psicodiagnostica; l’obiettivo oggi risulta mutato.

I temi di ricerca che hanno stimolato l’interesse dei ricercatori possono essere classificati in queste aree di indagine che riguardano:

-          I processi cognitivi coinvolti nel controllo motorio e nella prestazione sportiva, per comprendere le modalità di apprendimento delle capacità motorie e sportive. Esemplificativi gli studi sui processi cognitivi implicati nell’organizzazione del movimento, sui processi di elaborazione dell’informazione, sull’apprendimento e sul controllo dei movimenti e sulle differenze tra esperti e principianti;

-          Le abilità psicologiche coinvolte nelle varie discipline: come identificarle e come svilupparle negli atleti. Fra le più importanti vi sono l’immaginazione mentale, il goal setting, l’autoefficacia, l’attenzione, i processi di autoregolazione e le abilità interpersonali;

-          Il ruolo dell’allenatore e dell’organizzazione dell’allenamento nel favorire l’apprendimento e la correzione dell’errore;

-          Il benessere e la salute: per esempio come favorire l’adesione di soggetti sedentari a programmi di attività fisica e come mantenere nel tempo quest’impegno, lo studio del ruolo dell’attività fisica nella rieducazione di soggetti cardiopatici o colpiti da infortuni o malattie;

-          Le abilità interpersonali e le dinamiche di gruppo, gli stili di leadership e i modelli decisionali e, più in generale, i processi di comunicazione fra i membri di un gruppo;

-          I processi di autoregolazione, i livelli di attivazione e i sistemi per affrontare lo stress agonistico; l’ansia sia come dimensione psicologica individuale relativamente stabile sia come stato sollecitato da particolari condizioni dell’attività sportiva, l’identificazione per ogni atleta delle condizioni pre-gara ottimali;

-          I processi motivazionali che favoriscono il coinvolgimento sportivo e il mantenimento nel tempo dell’interesse verso la disciplina; la motivazione alla riuscita e i processi psicologici coinvolti nella costruzione delle aspettative relative a prestazioni successive; l’analisi dell’interazione fra l’ambiente sociale nel quale l’atleta vive e la sua motivazione intrinseca.

L’atleta, soprattutto se professionista, oggi è continuamente posto di fronte a sfide sempre più difficili e impegnative e si trova spesso a combattere contro l’insicurezza, la bassa stima di sé, l’ansia. Una continua crescita fisica e mentale, attraverso un lavoro per tutto la svolgersi della carriera agonistica dell’atleta, diventa determinante al fine di raggiungere prestazioni sempre migliori. La mente viene considerata oggi, sia dagli atleti sia dai loro allenatori, un elemento indispensabile, su cui è possibile agire per migliorare il proprio rendimento agonistico. A tal fine il preparatore mentale  diventa una figura indispensabile nello sport sia agonistico sia dilettantistico, per accompagnare i singoli atleti, le società sportive e gli staff tecnici.

La preparazione mentale si rivela, di fatto, un valido strumento per affiancare l’atleta nel suo percorso, attraverso la presa in carico dell’individuo nella sua totalità, per mezzo di un lavoro complesso e integrato che si sviluppa su tre livelli che rivestono pari importanza: comportamentale, cognitivo (pensieri, credenze, aspettative, etc.) ed emotivo.

Nel lavoro che si effettua con gli atleti, si utilizzano tecniche diverse e mirate, in base alle caratteristiche e ai bisogni di ciascuno e del gruppo, finalizzate, in ultima analisi, all’ottimizzazione delle risorse individuali e di squadra, così da ottenere da ognuno il massimo rendimento.

L’allenamento mentale si propone di articolare dei programmi di intervento pensati e applicati sulla base della specificità della disciplina sportiva, delle caratteristiche dell’atleta e delle sue esigenze personali. La scelta di lavorare attraverso sedute individuali piuttosto che di gruppo viene operata  sulla base delle caratteristiche specifiche di ogni singola situazione.

I percorsi sono personalizzati in funzione delle caratteristiche sport specifiche e delle caratteristiche individuali dell’atleta: si possono strutturare interventi funzionali ed efficaci  sia attraverso sedute individuali che di gruppo.

Indipendentemente dal fatto che si realizzi in contesto individuale o collettivo, le fasi della preparazione mentale sono tre:

  • Insegnamento: introduzione agli aspetti psicologici della prestazione e presentazione tecniche di preparazione mentale
  • Apprendimento: assimilazione e interiorizzazione delle tecniche.
  • Utilizzo: sperimentazione in campo.

Accanto alla preparazione fisica e tecnica, l’atleta acquisisce così, gradualmente, gli strumenti  necessari a sostenere anche a livello psichico ciò che la prestazione atletica richiede in termini di fatica, concentrazione e stress.

Il training mentale si  rivolge all’atleta di alto livello per migliorarne la prestazione agonistica. Fare l’atleta non è per niente un “lavoro” facile, oltre all’impegno e alla fatica si è sottoposti a stress costanti, richieste di performance sempre maggiori, continue pressioni e delusioni e frustrazioni ricorrenti. E’ intuitivo comprendere che non sempre si è pronti a tale sforzo fisico e mentale; una consulenza psicologica può aiutare ad affrontare momenti di crisi ma anche prevenirli. Capita infatti, sempre più spesso, che il giovane atleta di talento abbandoni precocemente l’attività agonistica perché non riesce a sostenere un carico di stress così gravoso. Proprio per evitare questo rischio è importante che venga  supportato nel suo percorso di crescita personale e sportiva, per garantire l’emergere delle sue potenzialità. La preparazione mentale diventa in questo caso uno strumento preventivo e di supporto per garantirne una crescita armonica, diventando  quindi una forma di “allenamento del talento”. Cosa dire poi dell’atleta adulto di alto livello sottoposto di continuo a pressioni da parte di “tutti”: tecnici, dirigenti, sponsor, mass-media… Capita spesso che  tensioni eccessive causino cali di energie o che stati d’animo negativi o risultati non soddisfacenti portino a una diminuzione della motivazione e del senso di autoefficcacia influendo sulla prestazione. Diventa fondamentale per  l’atleta riuscire a controllare e regolare un giusto livello di attivazione psicofisica, riuscire a regolare e gestire le emozioni, eliminando la presenza di sentimenti irrilevanti.

Ma la preparazione mentale si rivolge anche al dilettante che desidera migliorare il suo rendimento.

Lo aiuta, infatti,  nell’apprendimento del gesto tecnico, accelerandone i tempi di acquisizione e gli garantisce maggiore fiducia nelle sue capacità. Permette, inoltre, di prevenire atteggiamenti mentali non efficaci insegnando all’atleta un corretto approccio alla gara e allo sport in generale.

Un programma di preparazione mentale, lavorando sull’atleta a 360 gradi prevede anche incontri psicoeducativi e di formazione, sia con lo staff tecnico che con le famiglie -nel caso di giovani atleti-, attraverso la trattazione di diverse tematiche tra cui per esempio la comunicazione efficace, il lavoro per obiettivi, la valutazione del giocatore e del team, la  gestione dei conflitti, la costruzione del gruppo squadra e senso di appartenenza, la motivazione dei giocatori, come affrontare situazioni problematiche.

Al fine di migliorare e ottimizzare la prestazione sportiva lo psicologo dello sport studia l’atleta prima, dopo e durante l’attività sportiva, esaminando insieme all’atleta e allo staff tecnico gli aspetti della prestazione per individuare tecniche adatte  per esempio per aiutarlo a migliorare la conoscenza di sé e del senso di autoefficacia, lavorando anche sulla stima di sé, per raggiungere una adeguata stabilità emotiva, attraverso una corretta gestione di ansia e stress, il consolidamento della motivazione, l’incremento dell’attenzione e della concentrazione, la preparazione della gara e la gestione delle risorse in gara. Lo psicologo dello sport assume un ruolo importante anche per aiutare l’atleta a  controllare le risposte fisiologiche e le situazioni dolorose e nel recupero dell’atleta infortunato.

La richiesta fondamentale rivolta al preparatore mentale è sempre quella di vincere, ma occorre trasmettere all’atleta che l’incremento della performance rappresenta già in sé una vittoria: ciò costituisce l’obiettivo a lungo termine della preparazione mentale.

La preparazione mentale richiede impegno, tempo e costanza, per essere appresa e diventare quindi un valido strumento va allenata così  come la tecnica e la preparazione fisica.

Se a  livello sportivo la preparazione mentale produce un miglioramento della prestazione, ad un livello più generale essa si rivela uno strumento di crescita che ha diversi riflessi nella vita dell’individuo: le tecniche apprese nel percorso di preparazione mentale diventano utili strumenti per la gestione di diversi ambiti della quotidianità. Ad esempio, l’imparare a gestire l’ansia da prestazione nel contesto della preparazione mentale, può diventare un valido strumento da utilizzare nella gestione dell’ansia nel corso di un importante colloquio di lavoro o di un esame scolastico.

Proviamo a pensare ad un dirigente d’azienda che, per più motivi, è assimilabile ad un atleta agonista. In una normale giornata di lavoro, deve valutare situazioni critiche e trovare le soluzioni, coordinare, organizzare, ottimizzare il suo lavoro e quello dei propri collaboratori, scegliere le strategie migliori e fare in modo che vengano messe in atto. Da qui la necessità di  saper gestire al meglio le proprie risorse fisiche, emotive e cognitive. Anche in questo caso, potrebbe rivelarsi utile l’adozione di tecniche di preparazione mentale che possano consentire il recupero di un corretto equilibrio neurovegetativo, potenzino le capacità concentrative, migliorano la gestione di ansia e stress, incrementino il senso di autoefficacia.

Le tecniche e gli strumenti utilizzati dallo psicologo dello sport sono davvero molte tra queste sicuramente il lavoro per obiettivi, l’ apprendimento di tecniche per migliorare la consapevolezza corporea e  di rilassamento, il linguaggio interno e il pensiero positivo, tecniche di concentrazione, lo studio e analisi del vissuto di flow come precursore di prestazioni eccellenti, l’imagery e la visualizzazione. Proprio di quest’ultima tecnica vogliamo provare a fare un esempio per dimostrarne l’efficacia.

 

UNA TECNICA: LA VISUALIZZAZIONE

Un tipo di tecnica largamente utilizzata nella preparazione mentale (mental training) è la visualizzazione: ne riportiamo un esempio pratico tratto dalla sua applicazione nel golf.

La visualizzazione si può utilizzare  ad ogni livello di abilità: ad esempio nel golf può essere utile per automatizzare lo swing nei principianti tanto quanto per regolare il livello di attivazione nel professionista.

Visualizzando” nella testa il tiro, è come se avessi tirato nella realtà perché il nostro cervello non distingue immagini realmente vissute da quelle solo immaginate (si pensi ai sogni): la visualizzazione diventa così un allenamento supplementare ad integrazione di quello in campo.

Sarebbe ottimale iniziare la visualizzazione in uno stato di completo rilassamento (le tecniche di rilassamento, insegnate in un percorso di preparazione mentale, portano ad uno stato di distensione dei muscoli motori e all’abbandono delle tensioni mentali) ma si può provare  anche semplicemente chiudendo gli occhi.

Esempio di esercizio di visualizzazione del putt

Sedersi comodi o sdraiarsi.

Chiudere gli occhi e rievocare mentalmente le parole che seguono (leggerle prima per memorizzare il percorso da seguire):

“Immagino il campo da golf. Sono alla buca n.1.

Mi trovo sul green, prendo il putt dalla sacca, sento il putt  tra le mie mani, i miei passi sull’erba mentre mi avvicino alla pallina.

Ascolto il respiro lento e regolare.

Faccio la mia routine (serie di gesti standard che precedono il tiro).

Immagino una bottiglietta dell’acqua dietro la buca.

Miro la bottiglia, colpisco la pallina e vado a colpire  la bottiglia.

Ascolto  il suono dell’impatto tra il  putt e la pallina.

Seguo la pallina rotolare, la pallina va esattamente dove avevo previsto che andasse.

Osservo la pallina entrare in buca.

Ascolto il suono della pallina che entra in buca.

Faccio il mio gesto di vittoria.”

 

E’ possibile allenarsi a visualizzare in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi luogo anche se, a risultare ottimale, come si è detto, è una situazione di rilassamento.

Si può utilizzare la visualizzazione anche in campo tra una buca e l’altra, per ritrovare la fiducia e la concentrazione; è fondamentale  che si visualizzino sempre esiti positivi e gesti tecnici corretti.

Le visualizzazioni si rivelano molto utili in caso di infortunio per non perdere l’allenamento.

 

Dott. Valeria Resta:

Psicologa, specializzata in  psicologa dello sport. Socio SIPSIS Società Italiana Psicologi dello Sport. Si occupa di progetti di consulenza psicologica nelle organizzazioni sportive (formazione allenatori/dirigenti, incontri con i genitori) e segue la preparazione mentale sia nel settore giovanile che di atleti di alto livello in diverse discipline. Componente dello staff dell’Ambulatorio di Medicina Sportiva- Campus Varese e della Società Start Team Italia. E’ stata docente al Master in Psicologia dello Sport di Milano. Consulente in ambito scolastico su progetti educativi.

In ambito aziendale, si occupa principalmente di selezione del personale e formazione manageriale (sia tradizionale – in aula - sia outdoor training).

Coautore del libro “Sport: flow e prestazione eccellente. Dai modelli teorici all’applicazione sul campo”, a cura di M. Muzio, ed. Franco Angeli 2004.

 

Dott. Michaela Fantoni:

Psicologa, specializzata in  psicologa dello sport. Socio SIPSIS Società Italiana Psicologi dello Sport. Si occupa di progetti di consulenza psicologica nelle organizzazioni sportive (formazione allenatori/dirigenti, incontri con i genitori) e segue la preparazione mentale sia nel settore giovanile che di atleti di alto livello in diverse discipline. Componente dello staff dell’Ambulatorio di Medicina Sportiva- Campus Varese. E’stata docente al Master in Psicologia dello Sport di Milano. Consulente in ambito scolastico su progetti educativi.

E’docente al Master in Psicologia dello Sport di Milano. Consulente in ambito scolastico su progetti educativi.

In ambito aziendale, si occupa principalmente di selezione del personale e formazione manageriale (sia tradizionale – in aula - sia outdoor training).

Consulente associazione AND (Azzardo e Nuove Dipendenze), si occupa di studio, ricerca e prevenzione sulle nuove forme di dipendenza senza sostanze.

Per informazioni:

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